IGIENE DENTALE

 

 

 

LA PLACCA BATTERICA

La placca batterica è un aggregato (biofilm) di germi tenacemente adesi tra loro e alle superfici dentali, che promuove e sostiene le comuni patologie orali: carie e parodontopatie[1]. La deposizione di sali di calcio e di fosfati la trasforma in tartaro.Già dopo pochi minuti dallo spazzolamento, i denti si ricoprono di una pellicola acquisita, formata da uno strato di mucoproteine salivari, che viene rapidamente colonizzata dai microorganismi presenti nel cavo orale

IL TARTARO

Il tartaro è il risultato della calcificazione (deposito di sali di calcio in tessuti e organi) della placca dentale (invisibile a occhio nudo). Si forma a causa di una cattiva igiene orale Il tartaro costituisce una zona di ritenzione della placca batterica, i depositi calcificati possono contenere dei prodotti tossici per i tessuti molli.

  • Il tartaro può essere:
  • sottogengivale, ha un colore rossiccio per la presenza di piccole emorragie gengivali, è più consistente e si deposita nelle profondità del solco gengivale. Trovandosi al di sotto della gengiva non è immediatamente visibile e contribuisce alla formazione della tasca parodontale collegata alla parodontite. Il tartaro sottogengivale provoca spesso alitosi.
  • sopragengivale, si forma in meno di due settimane Si presenta sotto forma di piccole incrostazioni bianche o giallognole che ricoprono la superficie del dente intorno all’orlo gengivale. Le gradazioni di colore vanno dal bianco al nero.

 

LO SPAZZOLINO

La scelta di un buon spazzolino da denti può rivelarsi efficace nella corretta rimozione della placca batterica e nella prevenzione del formarsi di carie.
Meglio se il manico risulta diritto alle setole, indipendentemente dall’impugnatura dello spazzolino stesso, che può anche essere ergonomica, e la testina su cui poggiano le setole deve essere in grado di raggiungere facilmente ogni angolo della cavità orale per risultare efficace.
Le setole dovrebbero avere una certa durezza per rimuovere in modo corretto la placca batterica: le setole morbide presentano uno svantaggio da questo punto di vista, in caso però di problemi di eccessiva sanguinazione delle gengive, è bene rivolgersi al proprio medico dentista.
Inoltre le setole dello spazzolino da denti è opportuno siano sintetiche, quelle naturali presentano infatti alcuni limiti: trattengono i batteri sulla loro superficie, e dopo pochi utlizzi le loro punte tendono a diventare frastagliate, questo irriterebbe le gengive durante la pulizia dei denti non arrivando a rimuovere in modo ottimale la placca batterica.

LO SCOVOLINO

Per usare lo scovolino  interdentale  non occorre una particolare capacita’, una volta montato il piccolo spazzolino sul manico,  inseritelo nello spazio interdentale con una piccola  inclinazione di 5 0 6 gradi, sempre dal basso verso l’alto per i denti inferiori e dall’alto verso il basso per quelli superiori; effettuate con lo scovolino interdentale, dei movimenti orizzontali in avanti ed indietro, come per  segare un qualcosa; ripetete questo vai e vieni per almeno tre volte, avendo cura di risciacquare lo scovolino interdentale prima di passare allo spazietto successivo. Ricordate che come per gli spazzolini manuali e i ricambi degli spazzolini elettrici, anche gli scovolini interdentali  sono soggetti ad usura, quindi quando noterete che la tonicita’ delle setole inizia a indebolirsi, sara’ ora di sostituirli. Normalmente, usandol lo scovolino interdentale una volta al giorno, lo scovolino durera’ una decina di giorni, vanno conservati tenendoli asciutti dopo l’uso e, mai riporre gli scovolini in uso nella stessa scatolina di quelli nuovi.

IL FILO INTERDENTALE

E’ preferibile usare il filo interdentale di seta e non cerato perchè quando questo viene premuto contro la superficie del dente da pulire, i singoli filamenti del filo si separano e il filo diventa una superficie composta da alcune decine di “piccole lame taglienti” che asportano efficacemente la patina.
Il filo interdentale va usato (almeno nei primi tempi) davanti allo specchio. Afferrando il filo per un’estremità con due dita.
Il filo va avvolto, senza stringere, all’ultima falange del medio (nella zona dell’unghia), quasi tutto da una parte e poco dall’altra in modo tale però che il filo si possa reggere solo sulle due dita medie, senza impegnare le altre dita. Si possono usare così tutte le altre dita nella combinazione più comoda per indirizzare e manovrare il filo agevolmente anche nelle zone più inaccessibili.
Nell’uso, il filo si impregna di patina batterica quindi man mano che si sporca si svolge il filo pulito e si avvolge quello sporco.
La lunghezza del filo che striscia effettivamente contro il dente è di poco superiore al diametro esterno-interno di ciascun spazio interdentale da pulire.
Si inserisce il filo nello spazio interdentale e si supera il punto di contatto con delicatezza per evitare che oltrepassandolo di scatto e con troppa forza, sbatta contro la sottostante papilla interdentale, traumatizzandola.
Se ciò si verifica usare un movimento a seghetto (movimento avanti e indietro).
Si striscia il filo contro la superficie del dente, abbracciandolo con il filo o meglio stringendolo ad ansa, andando sù e giù mediamente 4 o 5 volte. Bisogna strisciare dal punto di contatto fino al solco gengivale interdentale.
Ricordarsi che spingendo il filo nel solco gengivale interdentale è necessario percepire una leggera resistenza ma non fino ad avvertirne dolore.
Si striscia il filo su e giù fino a che il dente canta: emette un suono di vetro smerigliato o di piatto pulito. Se dopo 4-5 movimenti tale suono non si dovesse verificare usare del filo nuovo.
Ricordarsi che per ogni spazio interdentale vi sono due superfici da pulire. Quindi pulire una superficie per poi passare a pulire (saltando la papilla interdentale) la superficie dentale opposta.
Dopo aver passato il filo e lo spazzolino ci si sciacqua la bocca facendo uscire con forza l’acqua dagli spazi interdentali.